martedì 29 marzo 2011

Californication finisce. Per la quarta volta.


E per la quarta volta sono lacrime napulitane.
No, non è spoiler, potete rilassarvi, che qua di spoiler non ne troverete. E' la reazione di un tipetto simil emotivo a cui bastano una canzone messa bene e un adeguato accompagnamento visivo per assumere tutta una vasta gamma di espressioni dementi e cretinamente compiaciute -o tristi in modo tragico- davanti all'ultima puntata del suo serial preferito.
Quanto segue è solamente un piccolo -grande- atto d'amore verso una dei quelle poche cose che vedo ancora con piacere. [...]


Certo, per comprendere a pieno Californication non bisogna fermarsi alle tipe mezze nude, alle orgie occasionali, alle scene di sesso parecchio spinte che una puntata sì e l'altra pure popolano la vita di Hank Moody. Quello è grattare la superficie. Quello è, davvero, giudicare un libro dalla copertina.
C'è una definizione perfetta di quello che è Californication, in questa quarta serie, nella sesta puntata ed esce di bocca al personaggio più folle dell'intero cast (e ce ne sono di schizzati...), Eddie Nero. Se non siete ancora arrivati a questo punto della storia, ovviamente, vi conviene saltarla, ma comunque è qualcosa che, se siete fan delle avventure di Hank, sapete.
Magari non l'avete mai letta o sentita, ma lo sapete.
Californication è la storia di un tizio che cerca di tenere insieme i pezzi mentre crolla.


E' stata una stagione discutibile. Partita col botto, all'insegna delle grandi emozioni e di una specie di ritorno di fiamma a proposito di tante questioni vecchie e lasciate in sospeso. Ci sono sconvolgimenti sentimentali di quelli che non si vedevano dai tempi della prima, indimenticabile (e tutt'ora imbattuta) stagione, che a metà della corsa si sono prima affievoliti, quindi spenti del tutto, poi riaccesi tiepidamente nel finale.
Hank è destinato a rimanere com'è. Non importa quanto cerchi di sistemare le cose o quanto lui stesso voglia "perdonarsi" (come dice a Mia in un monologo davvero notevole); il modo in cui si comporta non rispecchia quasi mai i suoi discorsi nobili o quegli ideali che sembra avere a cuore: Hank, prima di essere quella specie di tormentata creatura che sembra quasi partorita da un romanzo di Dostoevskij, è un uomo debole, solo e irrimediabilmente bugiardo.
E' un protagonista attratto dall'autodistruzione e, nel proprio egotismo, finisce sempre col resettare tutto, creando un circolo vizioso che di volta in volta riporta tutto alla base di partenza. Distruggendola e poi cercando di ricomporla alla bell'e meglio.

Da qualche parte ho letto che Hank è fortemente ispirato al personaggio di Bukowski (o almeno al suo alter ego romanzato Harry "Hank" Chinaski) e credo davvero ci sia un errore generale nell'attribuzione della figura bukowskiana al buon Moody. Non è Hank a ricordare il vecchio scrittore di L.A. ma l'intero serial.
In comune hanno quella speciale scorza dura, quasi impenetrabile, da vecchi sporcaccioni bisbetici che, se opportunamente domata e scrostata, riesce a far trasparire una ricercatezza nel descrivere la solitudine e il dolore umano che è davvero raro da riuscire a trovare in qualcuno o in qualcosa.

Ci si vede Hank, alla prossima!

4 commenti:

  1. che dire, al solo pensiero che chissà quanto dovrò aspettare per rivedere il buon Hank destreggiarsi in modo scarso nella sua vita fatta di donne alcool e deliri mi viene la depressione ç_ç magica stagione (ma meno delle altre), promossa anche grazie a eddie nero che mi ha fatto rotolare svariate volte X°D
    mi mancherai Cali T_T

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  2. Temo Gennaio, caro Sigmurd. Un tempo molto lungo. Sigh...

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  3. Ho visto solamente le prime due stagioni in chiaro e l'ho sempre trovato un ottimo serial. Spero si decidano a trasmettere prima o poi la terza altrimenti troverò altri modi per vederla *Q*

    ps: per schizzati cosa si intendeva? perchè visto il tema..

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  4. LOOOOOL! Schizzati di testa. Ma anche d'altro a pensarci bene.

    Devi assolutamente recuperare la terza stagione, anche se la prima, a mio avviso, rimane perfetta.

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